Il momento di rimuovere il gesso è finalmente arrivato.
Ora, mentre ti godi la sensazione di libertà ritrovata, potresti chiederti:
“E adesso?”
Che tu abbia avuto una frattura, uno stiramento o una distorsione, il periodo successivo alla rimozione del gesso può essere un momento cruciale per il recupero.
In questo blog, ti accompagneremo attraverso i passaggi fondamentali su cosa fare dopo aver tolto il gesso.
Siamo qui per darti informazioni pratiche, consigli utili e supporto per aiutarti a tornare alla tua vita quotidiana, con una prospettiva di benessere e fiducia.
Continua a leggere per scoprire cosa fare dopo aver tolto il gesso.
Cosa fare dopo aver tolto il gesso?
L’esperienza di fratturarsi un osso o più di uno non è certo piacevole e molti di noi lo sanno.
Quando una forza intensa e deformante colpisce un osso oltre la sua possibilità di resistenza, l’osso si rompe e perde la sua integrità.
Qualunque sia la causa della frattura, la parte interessata va immobilizzata con un supporto rigido come l’apparecchio gessato, la valva a doccia gessata oppure con un tutore apposito per un tempo stabilito per favorire il processo di guarigione dei tessuti.
Senza l’immobilizzazione obbligata i movimenti del corpo andrebbero ad ostacolare la formazione ed il consolidamento del callo osseo e non garantirebbero un corretto riallineamento delle parti ossee e articolari danneggiate.
Ma ogni parte del nostro corpo che è stata immobilizzata svolge in realtà un ruolo importante nella vita di tutti i giorni, pertanto deve tornare quanto prima alla piena funzionalità.
Cosa succede quando portiamo un gesso per un dato tempo?
Sappiamo che il nostro corpo è fatto per muoversi.
Un’attività costante e i continui movimenti permettono al nostro fisico di mantenersi in una buona condizione e in un buon stato di efficienza.
L’immobilità di una o più parti del corpo è il principale motivo per cui possono verificarsi numerose conseguenze.
Quelle positive riguardano sicuramente la formazione del callo osseo.
Il processo di guarigione delle fratture ha tempi cosiddetti biologici molto diversi tra loro perché ciò dipende da:
- tipologia della lesione
- sede della lesione (quali ossa o articolazioni sono stati interessati)
- mantenimento a contatto in modo stabile dei monconi di frattura
- età della persona
- condizione fisica della persona al momento dell’infortunio
L'ossificazione di frattura in 5 fasi
Una frattura si ossifica gradualmente in 5 fasi:
1️⃣ e 2️⃣ Fase
Subito dopo la lesione si forma un ematoma.
L’ematoma si indurisce e si trasforma in tessuto connettivale ricco di cellule staminali.
È il cosiddetto tessuto di granulazione ovvero l’ematoma che si è organizzato.
3️⃣ Fase
Il tessuto di granulazione appena formato viene sostituito da un callo fibroso (callo provvisorio).
4️⃣ Fase
Il callo fibroso si trasforma in un callo osseo definitivo grazie all’apporto di calcio.
5️⃣ Fase
Inizia il processo di rimodellamento osseo (ha inizio dopo circa 3-4 settimane dalla frattura e può durare anche più di un anno!) che riporta l’osso fratturato e guarito alla sua forma originale.
Il periodo di un normale consolidamento del callo osseo ha dei tempi standard se consideriamo le fratture identiche per tipo, sede, età e condizione del soggetto infortunato.
Così il periodo di tempo può variare da 15 giorni per la clavicola di un bambino, ad esempio, fino a 3-4 mesi per certe fratture di tibia nell’adulto.
I bambini guariscono molto più rapidamente rispetto agli adulti, inoltre, alcune patologie come il diabete, che causa problemi circolatori, possono rallentare la guarigione.
Facciamo qualche esempio.
Una frattura di caviglia richiede circa 35 giorni di immobilizzazione, una frattura di polso viene immobilizzata per circa 30-40 giorni, una frattura di polso su cui si è intervenuti chirurgicamente guarisce dopo circa 6-8 settimane dall’intervento.
L’immobilizzazione però, se da un lato favorisce il completamento del processo di guarigione, dall’altro lato ha delle conseguenze negative.
Ed è ciò che si verifica quando viene rimosso il gesso.
Cosa succede quando si toglie il gesso?
È importante rendersi conto che aver levato il gesso non significa affatto essere guariti o pronti a riprendere tutto come prima.
Dopo la rimozione dell’apparecchio gessato, infatti, si constata normalmente che la parte liberata presenta queste caratteristiche:
- diminuzione del volume muscolare (atrofia): i muscoli appaiono più sottili e piccoli. Le ridotte dimensioni fanno perdere la forma ai muscoli
- gonfiore (edema): è un accumulo di liquido interstiziale intorno all’area lesionata causato da uno squilibrio circolatorio
- dolore: è una risposta naturale del nostro organismo a seguito di una frattura ossea. Si divide in acuto, sub acuto e cronico a partire dalla fase iniziale fino a dopo la guarigione dei tessuti
- rigidità: le articolazioni immobilizzate nel gesso risultano bloccate nei movimenti con conseguente perdita della mobilità
- impotenza funzionale: la perdita di elasticità di tendini e legamenti rende limitati e deboli i movimenti
- perdita dello schema motorio: il cervello dopo un certo periodo dimentica come attivare in modo corretto il segmento immobilizzato
- instabilità e perdita dell’equilibrio: soprattutto quando si tratta degli esiti di una frattura all’arto inferiore o alla sua estremità (piede-caviglia), il mancato carico in appoggio e la perdita del tono muscolare limitano la capacità di stare in piedi e camminare.
La condizione e la funzionalità della parte immobilizzata sono fondamentali per la vita quotidiana, pertanto bisogna evitare di compromettere l’integrità delle strutture ossee, tendinee, legamentarie, muscolari e articolari.
Ecco perché è essenziale incoraggiare il movimento non appena la frattura è consolidata e il gesso viene rimosso.
Perché è utile fare fisioterapia?
Per evitare che le condizioni della parte liberata dal gesso cronicizzino e che spesso lo specialista ortopedico si ritrovi a dover trattare (come accade, per esempio, nello sportivo non professionista che riprende la sua attività sportiva senza un’adeguata riabilitazione) bisogna iniziare prima la fisioterapia.
La fase di recupero funzionale è infatti indispensabile al fine di imbattersi nelle spiacevoli conseguenze che allungano terribilmente i tempi complessivi di guarigione.
Rimosso il gesso bisogna dedicarsi immediatamente alla risoluzione del dolore e del gonfiore che limitano la mobilità e, con cautela, al ripristino della funzionalità.
Il dolore è una normale reazione fisiologica e va gestito perché non basta puntare solo sull’uso dei farmaci antidolorifici e antinfiammatori, ma necessita dell’intervento del fisioterapista.
Più si rimane fermi e inattivi dopo aver tolto il gesso e più il dolore si prolunga nel tempo rendendo più dolorosa e difficile la riabilitazione.
La figura del fisioterapista, di fatto, è determinante nell’avviare correttamente un percorso individuale di recupero fin da subito.
Ogni giorno che passa, senza il primo aiuto del fisioterapista e i suoi utili suggerimenti, magari affidandosi ad un semplice “fai-da-te“, si rischiano:
- la formazione di aderenze post-trauma
- complicazioni di tipo ortopedico
- limitazioni articolari
- condizionamento di altri distretti corporei o della postura, dell’equilibrio e della stabilità
- persistenza dell’edema linfatico per difficoltà nel ritorno venoso.
Così, nella fase iniziale allo scopo di tenere sotto controllo il dolore, l’infiammazione e il gonfiore, si ricorre alle terapie fisiche strumentali come:
- la magnetoterapia per stimolare la rigenerazione del tessuto osseo
- l’elettroterapia antalgica Horizontal Therapy
- il laser a media potenza e il laser ad alta potenza
- la tecar terapia
- gli ultrasuoni
Queste terapie fisiche consentono al fisioterapista l’immediata mobilizzazione passiva-attiva e l’utilizzo di esercizi terapeutici.
Con cauti esercizi di rinforzo, di drenaggio, di allungamento e di mobilizzazione il fisioterapista lavora sui muscoli che risultano accorciati per la perdita di elasticità, sulla loro forza drasticamente ridotta, sul controllo nervoso e gli schemi di movimento.
Aldilà dell’ampiezza di movimento e della forza muscolare, però, è indispensabile recuperare la sensibilità discriminativo-tattile, la propriocezione e le abilità distintive in seguito ad una frattura all’arto superiore così come è fondamentale ripristinare l’equilibrio posturale statico e dinamico, le capacità propriocettive e la stabilità nell’arto inferiore.
L'importanza della riabilitazione
Molte persone, a seguito di una frattura polso-mano, ad esempio, avvertono un deficit di performance perché si adattano alla nuova situazione con posizioni e movimenti di compenso.
La riabilitazione è pertanto necessaria precocemente per evitare che si instaurino i meccanismi di compenso sollecitando altre articolazioni, quelle distali e quelle prossimali come la spalla.
Qualunque sia stato il tipo di trattamento ortopedico della frattura, la fisioterapia deve essere tempestiva, diversificata e personalizzata in base all’età della persona, della sua condizione fisica del momento e in base al tipo di lesione.
C’è un consiglio del fisioterapista che non viene quasi mai preso in considerazione: quello di muovere le parti a monte e a valle del gesso prima ancora della sua rimozione.
Con movimenti cauti, lenti e ripetuti nell’arco della giornata insegnati dal fisioterapista, si possono contrastare gli effetti della completa immobilizzazione.
Ciò risulta utile anche quando le radiografie evidenziano che il callo osseo non si è ancora completato e l’immobilizzazione viene prolungata o addirittura raddoppiata come durata.
Ecco che gli esercizi terapeutici anche con il gesso favoriscono un miglior apporto sanguigno e di conseguenza richiamano il calcio per completare la calcificazione
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