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Fibromialgia: attività fisica si o no?

A farne le spese è soprattutto la donna (9 casi su 1 soltanto per l’uomo) che soffre di fibromialgia nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 55 anni circa.

Ma cos’è la fibromialgia e come riconoscerla?

Scopriamolo insieme.

Fibromialgia: cos'è e come riconoscerla

La fibromialgia non è una malattia scatenata da cause riconoscibili, ma una sindrome cioè una condizione patologica senza cause precise che si basa sui sintomi soggettivi riferiti al medico da chi ne soffre.

E ad oggi non ha esami di laboratorio o radiologici che possano diagnosticarla.

Basta che si presentino 3 condizioni particolari per parlare di fibromialgia:

  • dolori muscolari, articolari diffusi e punti sensibili alla digitopressione
  • serie di sintomi che si somma al dolore come affaticamento, ansia, disturbi del sonno e dell’umore, mal di testa, bruciori, formicolii, problematiche intestinali o urogenitali
  • durata di almeno 3 mesi della sintomatologia sopra descritta

I fattori che la determinano possono essere biochimici, genetici, ormonali, neurochimici, ambientali, psicologici, sociali anche se caratteristico è il dolore muscolo scheletrico diffuso, cronico, associato ad una certa rigidità che la donna vive con continuità.

Il dolore fibromialgico a volte inizia dopo un trauma fisico, un intervento chirurgico, un’infezione, uno stress psicologico, a volte compare gradualmente senza un fatto scatenante.

A ciò si legano i cambiamenti del tono dell’umore, l’ansia, uno stato depressivo e l’affaticamento.

Il dolore si evoca con la pressione di un dito in tutto il corpo a partire dal collo, il dorso, il torace, la schiena e giù verso le braccia o le gambe, soprattutto nei punti di transizioni tra tendine e muscolo.

Il dolore è bruciante, a fitte o come se qualcosa morda.

Varia in relazione alle attività compiute e ai momenti della giornata, alla qualità del sonno, allo stress, alle condizioni atmosferiche.

Cosa fare?

In mancanza di una vera e propria cura, oltre ai farmaci prescritti, le indicazioni più utili per la gestione della fibromialgia comprendono:

  • corretta alimentazione (meno zucchero, sale, carne rossa, più verdura, frutta e cereali integrali)
  • adeguata attività fisica
  • tecniche di rilassamento sia per la muscolatura tesa che per il riposo
  • terapia psicologica quando necessario

Trattiamo in questo articolo il tema dell’attività fisica perché la donna che soffre di fibromialgia è spesso riluttante a praticarla in quanto si sente affaticata, dolorante e teme di peggiorare la situazione.

È vero che molte giornate sono pesanti, la stanchezza non permette di andare avanti, il dolore articolare e muscolare è persistente e di muoversi non se ne ha proprio voglia.

Molti dati clinici e scientifici raccomandano invece il movimento fisico quotidiano anche quando causa dolore sia durante che dopo l’attività.

Ovviamente non si chiede di stringere i denti, ma di avere consapevolezza di ciò che accade al corpo e che non significa sempre un peggioramento della propria condizione.

Quali sono i benefici dell'attività fisica per chi soffre di fibromialgia?

È vero che l’attività fisica non può rappresentare la cura esclusiva dato che è necessario un approccio multidisciplinare alla fibromialgia, ma certo è indispensabile per contrastare e alleviare i sintomi debilitanti di questa sindrome ancora sconosciuta.

Ma quali sono quindi i benefici che può portare l’attività fisica?

  • stimola la produzione delle proteine contrattili (actina, miosina, tropomiosina) che mantengono tonico il muscolo evitando l’atrofia che lo rende debole e dolente
  • aumenta la quantità in circolo delle sostanze endogene come la serotonina che ha un’azione antidepressiva, come le endorfine considerate gli oppioidi o analgesi naturali a garanzia del buon umore, come la dopamina che incrementa l’atteggiamento positivo verso la vita e lo stimolo a darsi da fare
  • agisce sui meccanismi del sistema nervoso (centrale e periferico) che nella fibromialgia sembrano alterati e che riducono la soglia di sopportazione del dolore
  • regola il sonno e aiuta il corpo a riposare meglio per recuperare dalla continua stanchezza
  • contribuisce a far sentire la donna meno vittima e più protagonista della propria condizione e del vivere quotidiano

Qual è l'attività fisica ideale?

L’attività fisica deve essere prima di tutto personalizzata, finalizzata al bisogno della singola persona e specifica per la condizione del momento.

Ciò significa che, come un farmaco, deve essere dosata e la giusta posologia deve comportare nel lungo tempo un sollievo dai vari disturbi.

Questo vuol dire che per qualcuno anche 5 minuti di esercizio fisico in più momenti della giornata possono essere sufficienti a non scatenare il dolore, a non aumentare la stanchezza fisica e ad avviare quel lento processo di miglioramento o di mantenimento della condizione fisica.

L’attività aerobica come camminare, nuotare, pedalare in bicicletta, cimentarsi in una corsetta è la più indicata purché di sforzo moderato, ma continuo.

Con il personal trainer quest’attività si coniuga in una serie di esercizi aerobici utilizzando anche la cyclette, il tapis roulant o le macchine elittiche.

In generale, un’attività fisica moderata, ma continuativa, a basso impatto con pause tra un esercizio e l’altro per favorire il recupero, magari unita ad una respirazione lenta e profonda al fine terapeutico, è alla base del trattamento della fibromialgia.

Gli esercizi di allungamento dolce e graduale (30 secondi per 5 volte) soprattutto dopo l’attività fisica combattono la rigidità avvertita spesso al risveglio e mantengono una buona condizione dei tessuti muscolari, del sistema articolare scheletrico.

I movimenti lenti durante l’esecuzione degli esercizi, l’alternanza tra allungamento della muscolatura e leggero stimolo alla forza (con elastici, carichi leggeri, basse resistenze) aiutano a mantenere efficienti i muscoli.

Fibromialgia e attività fisica: 7 consigli utili

Ecco alcuni consigli che possiamo dare sull’attività fisica per la donna con la fibromialgia:

  • consultare il proprio medico o lo specialista sull’attività fisica da praticare
  • orientarsi sul percorso di movimento con il fisioterapista o il trainer laureato in Scienze Motorie a seconda della propria situazione
  • iniziare a camminare in autonomia alternando qualche esercizio di respirazione per conoscere i propri limiti di affaticamento
  • monitorare il livello del dolore dopo aver praticato l’attività fisica per decidere la progressione
  • dare continuità alla pratica ed essere costanti soprattutto quando si tollera l’attività fisica solo per pochi minuti al giorno (ci vogliono circa 3 mesi per riscontrare i benefici dell’attività fisica)
  • dedicare sempre alcuni minuti al riscaldamento prima e al defaticamento con gli esercizi di allungamento dopo l’attività fisica
  • Non arrendersi!

Bene, finisce qui questo articolo.

Se sei arrivato fino a qui speriamo sia stata una lettura piacevole e di essere stati utili 🙂

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P.P.S. L’articolo non fornisce né intende fornire o suggerire terapie e/o diagnosi mediche, in nessun caso. Il medico curante o lo specialista è la figura di riferimento per individuare la patologia e consigliare il trattamento. Le informazioni contenute in questo articolo non sostituiscono il parere medico).

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