Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno che in Italia colpisce circa 50.000 persone ogni anno.
Rappresenta il cancro più frequente tra le donne (specialmente over 50).
Per questo ci preme fare il punto, nello specifico, sulla prevenzione primaria del tumore al seno, che interviene sui fattori di rischio.
👉 Cosa vuol dire esattamente prevenzione primaria?
👉 Fare attività fisica può essere davvero d’aiuto?
In questo nuovo articolo proveremo a dare una risposta a queste domande.
Tabella dei contenuti >> (tempo lettura: 6 minuti)
Tumore al seno: forma invasiva e forma non invasiva
Il tumore al seno colpisce 1 donna su 8.
Conoscere il tumore alla mammella aiuta a comprenderlo e ad affrontarlo.
Diversi sono i tipi di tumore al seno, ma la principale distinzione riguarda la forma invasiva e la forma non invasiva.
La forma invasiva significa che il tumore può espandersi attraverso i linfonodi al di fuori del seno (carcinoma duttale infiltrante) e purtroppo è presente in ¾ dei casi di tumore alla mammella.
La forma non invasiva (carcinoma in situ) si sviluppa nei dotti, ma non si espande fuori dalla mammella.
Il primo segno che compare solitamente è un nodulo o un ispessimento di un’area del seno.
Fortunatamente il 90% circa dei noduli non sono forme tumorali.
Cosa vuol dire esattamente prevenzione del tumore al seno?
La prevenzione primaria è la strategia utile ad individuare e, dove possibile, eliminare i fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo del tumore al seno.
Esistono due tipi di fattori di rischio: non modificabili e modificabili.
👉 Qual è la differenza?
I principali fattori di rischio non modificabili sono:
- età: con l’aumentare dell’età della donna aumenta anche la probabilità di avere un tumore mammario (sebbene il 50% dei tumori al seno sia diagnosticato ad un’età inferiore ai 55 anni)
- familiarità: casi di neoplasie in famiglia incidono per un 10% di rischio di poterne sviluppare una al seno
- storia riproduttiva: una donna con un menarca precoce (prima degli 11 anni) e menopausa tardiva, (oltre i 55 anni), che comportano una lunga esposizione ormonale, una donna che non ha avuto gravidanze e, pertanto, nessun allattamento o che ha avuto la prima oltre i 35 anni d’età rientrano nella condizione di rischio oncologico
- tumori e trattamenti pregressi – esperienze vissute in passato possono rappresentare il fattore di ripresa della malattia
- mutazioni genetiche: alcuni geni specifici come il BRCa1 e il BRCa2 che mutano e che vengono ereditati possono aumentare il rischio. È importante quindi verificare lo stato mutazionale di questi geni quando ci sono casi di tumori al seno familiari.
Ma ci sono pure i fattori di rischio modificabili che interessano perlopiù lo stile di vita della donna e che incidono per il 20% dei casi di tumore al seno:
- sedentarietà e inattività fisica: lo scarso movimento quotidiano perché obbligati a stare a lungo seduti, la scarsa attività fisica svolta o addirittura la mancanza totale di pratiche ginniche e sportive hanno un’incidenza elevata sulla manifestazione del tumore
- alimentazione: un limitato consumo giornaliero di verdura e frutta, una dieta ad alto contenuto calorico, cibi industriali, sale, grassi e zuccheri in eccedenza, mancanza di fibre e di alimenti integrali, troppe proteinenimali compromettono l’organismo
- sovrappeso e obesità: il mancato mantenimento del peso corporeo e l’aumento della massa adiposa sono fattori di rischio importanti
- terapia ormonale sostitutiva: i farmaci a base di progesterone ed estrogeni utilizzati in menopausa per attenuare i disturbi possono rappresentare un ulteriore rischio di tumore
- fumo e alcol: donne fumatrici e abuso di alcol (il quantitativo è infatti proporzionale al rischio)
Lo stile di vita è una risorsa valida per prevenire il carcinoma alla mammella così come molti altri tipi di tumore, ma cambiare stile di vita e senza dubbio impegnativo.
Sono molte le donne a fare fatica a inserire l’attività fisica, per esempio nella loro quotidianità.
Di solito, se si sta bene, si sottovaluta il valore della prevenzione.
L’aspetto psicologico
Incontrare il tumore al seno genera sofferenza fisica ed emotiva e richiede un adattamento psicologico continuo.
Già solo il sospetto di avere un tumore, per non parlare dei momenti della diagnosi, dei trattamenti, del termine di questo percorso, creano un disagio psicologico che si esprime soprattutto con una serie di emozioni e pensieri contrastanti, dalla paura all’angoscia, dal vuoto alla calma della rassegnazione.
E il disagio psicologico può trasformarsi in veri disturbi d’ansia oppure evidenziarsi in uno stato depressivo.
Le manifestazioni emotive sono molteplici: incredulità, smarrimento, paura, tristezza, impotenza, ansia, rabbia, solitudine e isolamento, incertezza, angoscia.
La cattiva notizia coinvolge pure i familiari, gli amici, il partner, i conoscenti che tendono a mascherare le loro emozioni per proteggere la donna colpita (allontanandosi in realtà), ma che vivono pure loro queste emozioni contrastanti.
Per rendere il cancro una possibilità remota o una realtà sempre più curabile, bisogna fare prevenzione.
Noi di Starbene Group insieme alla LILT vogliamo:
- DIFFONDERE la cultura della prevenzione
- INCREMENTARE l’attenzione alla prevenzione
- COMUNICARE l’importanza dell’autopalpazione del seno e della diagnosi precoce
Ci sono alcuni risvolti psicologici nella donna che influenzano negativamente il suo voler prevenire il tumore al seno e, in generale, il voler essere educata alla salute.
Vediamoli insieme:
- fase della vita che sta attraversando, come l’adolescenza, il matrimonio, la maternità, l’ingresso al lavoro, il pensionamento (che comporta molti cambiamenti e un grande impegno)
- esperienze negative vissute in prima persona, da familiari o da amici di questa patologia e della gestione da parte dell’ambiente medico e sanitario
- reazione non positiva agli eventi stressanti (come negare il fatto a se stessa, disperarsi, sentirsi onnipotente o, al contrario, impotente, accettare il fatalismo, isolarsi) e scarsa capacità di difendersi ripiegando su comportamenti poco salutari come fumo, alcool, alimentazione disordinata, abuso di farmaci, vita sedentaria e inattività fisica
- sofferenza per l’incidenza di eventi stressanti come lutti, traumi, fallimenti nello stesso periodo di tempo
- personalità fragile, stato ansioso e pessimistico o tendente a sopprimere le emozioni
La prevenzione è determinante.
Se i casi di tumore al seno sono numerosi per contro si constata una diminuzione della mortalità per carcinoma mammario grazie ai programmi di diagnosi precoce.
Anticipare la diagnosi garantisce la vita.
È poco frequente che un tumore al seno si manifesti nella fascia di età tra i 20 e i 40 anni.
Ma dato che il tempo di latenza in cui il tumore si sviluppa fino alla sua comparsa è lungo, è bene iniziare a fare prevenzione.
E la prevenzione comincia con l’assumere comportamenti e stili di vita corretti.
Fare attività fisica è davvero d'aiuto?
Una recentissima ricerca pubblicata sul “British Journal of Sports Medicine” conferma che la riduzione delle abitudini sedentarie e la pratica di un’attività fisica regolare limitano il rischio di insorgenza del tumore al seno del 41%.
Anche uno studio del 2020 sul British Journal of Cancer mostra un risultato analogo: diminuzione del rischio di malattia del 23% nelle donne in pre-menopausa e del 17% nelle donne in post-menopausa.
Per la prevenzione del tumore alla mammella si consiglia infatti di essere attivi quotidianamente soprattutto le donne il cui lavoro prevede tante ore da sedute.
Muoversi di più e fare esercizio fisico aiuta innanzitutto a tenere sotto controllo il peso in particolar modo quando è “sovra”.
Sembra che, a bruciare i grassi con l’attività fisica, si evitino quegli accumuli di massa grassa correlati ad una elevata presenza di estrogeni, ormoni che favoriscono lo sviluppo del carcinoma (carcinogesi).
Ma non basta.
L’attività fisica influenza l’equilibrio dell’insulina, ormone che prende parte nel processo di crescita delle cellule tumorali e nel loro comportamento.
Anche il sistema immunitario ne beneficia rendendo l’organismo molto più difeso agli attacchi.
Inoltre, l’azione dell’attività fisica sulla diminuzione dei livelli di stress, sulla migliore qualità del sonno e sul benessere psico-fisico generale, si rende evidente grazie alla produzione di endorfine.
Le raccomandazioni internazionali per la prevenzione del tumore al seno con l’attività fisica rivolte soprattutto alle donne sedentarie sono chiare:
- praticare un’attività fisica di moderata intensità minimo 30 minuti, 5 giorni a settimana
- praticare un’ attività fisica di alta intensità minimo 20 minuti, 3 o più giorni alla settimana. Ma l’obiettivo è trasformare l’attività fisica in un’abitudine quotidiana.
Il contributo che l’attività fisica dà nella prevenzione del tumore al seno è molto positivo soprattutto nell’adottare uno stile di vita più sano da parte della donna.
Muoversi fa sempre bene e farlo con regolarità aiuta davvero.
Nella scelta su cosa, come e quando fare è importante chiedere consiglio ai professionisti del settore perché l’esercizio fisico va dosato in modo diverso per ciascuna donna.
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